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Un impianto sovradimensionato

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Il termovalorizzatore di Brescia era nato 20 anni fa per smaltire i rifiuti urbani non ulteriormente differenziabili prodotti localmente. Tuttavia, poiché l’incenerimento dell’immondizia rappresenta un business remunerativo, l’azienda A2A per massimizzare i profitti economici ha ampliato nel tempo l’impianto fino ad accogliere rifiuti urbani e speciali provenienti da ogni parte d’Italia.

L’impianto è dunque palesemente sovradimensionato rispetto alle esigenze dell’area urbana su cui insiste. Ha potenzialità più che doppia rispetto al fabbisogno dell’intero bacino provinciale, e brucia una quantità di rifiuti circa 15 volte superiore alla mole di rifiuti urbani prodotta dagli abitanti di Brescia. Quasi il 40% dei rifiuti arriva dalla provincia e oltre il 50% da altre parti d’Italia, trasportato su camion da provincie anche molto distanti, come Roma, Napoli e Salerno.

Nel 2015 dalla sola provincia di Bergamo sono state trasportate all’impianto 52 mila tonnellate di rifiuti, che corrispondono a più della metà del quantitativo conferito nello stesso anno da Brescia, pari a 88 mila tonnellate. Ancora più eclatante il dato dell’anno precedente, quando da Roma erano arrivate ben 68 mila tonnellate di rifiuti.

L’impianto, per dare un termine di paragone, è cinque volte più potente del tanto contestato inceneritore di Parma. E Milano, che ha una popolazione nettamente superiore rispetto a Brescia, ha un impianto notevolmente più piccolo.