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Il problema sanitario

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Il rapporto 2016 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha rivelato che, fra i 28 Paesi dell’UE, l’Italia ha il più alto tasso di morti per inquinamento dell’aria, ben 91 mila su 555 mila a livello comunitario nel 2014. Tre gli inquinanti responsabili del record negativo: le micro polveri sottili PM2.5, il biossido di azoto e l’ozono, ai quali lo studio attribuisce rispettivamente 67.000, 21.000 e 3.400 morti premature in Italia. Il primato dei decessi si registra a Brescia, Monza, Milano e Torino.

Lo studio VIIAS (Valutazione integrata dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente e sulla salute in Italia) afferma che qualora si riducessero del 20% i livelli di PM2.5 e di ossidi di azoto nelle città italiane si registrerebbero, rispettivamente, 10 e 15 mila morti premature in meno.

L’impatto più dannoso per la salute è quello derivante dall’esposizione alle PM2.5, particelle ultrafini solitamente arricchite di metalli pesanti e altre sostanze tossiche. La pericolosità delle PM2.5, sottoinsieme delle PM10, è dovuta alle dimensioni delle particelle: mentre le PM10 causano malattie delle prime vie respiratorie, le PM2.5 penetrano più in profondità nei bronchi e nei polmoni sino agli alveoli, superano la barriera ematobronchiale e finiscono nel torrente circolatorio in cui aumentano la coagulabilità del sangue, favorendo infarti, scompensi cardiaci e aritmie. È poi ampiamente dimostrata la correlazione tra l’inalazione di queste polveri e l’insorgenza di diverse tipologie di tumori.

Il limite di PM2.5 fissato a livello europeo è pari a una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, mentre l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda una soglia ben più bassa per la tutela della salute umana, ovvero 10 microgrammi per metro cubo. All’aumentare di 10 microgrammi di polveri ultrafini per metro cubo d’aria, salgono del 3 per cento le patologie cardiache.

Per avere un’idea della qualità dell’aria di Brescia, basti considerare che la centralina di rilevazione del Broletto il primo febbraio 2017 ha toccato una punta di 209 microgrammi per metro cubo di PM2.5: un valore che supera di otto volte la soglia UE e di venti volte quella dell’OMS.

Si stima che respirare per un giorno aria con 70 microgrammi di PM10 equivalga ad assumere il particolato contenuto in un pacchetto di sigarette. Nel 2016 la centralina del Broletto, collocata peraltro in una zona con scarso traffico automobilistico, ha registrato il superamento di quella soglia per 29 giorni.

Le forme acute di malattie respiratorie come bronchiti e tracheiti sono aumentate a Brescia negli ultimi anni in modo significativo. La comunità scientifica ha stabilito che queste patologie sono correlate all’inquinamento atmosferico: si possono manifestare negli individui sani 4 o 5 giorni dopo il picco d’inquinamento e poi persistono fino al termine dell’inverno. Sono forme di malattia delle vie respiratorie che non hanno una causa batterica o virale e che non guariscono nemmeno con le terapie. Per i malati cronici delle vie respiratorie, poi, l’aria inquinata porta a un aggravarsi e a una riacutizzazione delle malattie, prima fra tutte l’asma.

Nel 2014 è stato presentato lo studio “Respira”, condotto dalla facoltà di Medicina e Ingegneria dell’Università di Brescia su 222 bambini residenti in città. L’aria avvelenata da polveri sottili provoca ai bambini che vivono a Brescia alterazioni genetiche addirittura superiori a quelle che subiscono i ragazzini che vivono nell’inquinatissima Calcutta, in India. Per questo, i bambini bresciani in età adulta avranno più probabilità di sviluppare malattie tumorali, tanto che la loro aspettativa di vita si riduce di 3 anni. I bambini sono stati monitorati per quasi un biennio, dal 2011 al 2013, e presentano danni alle cellule della mucosa orale, nell’ordine di modifiche genetiche al DNA, ben tre volte superiori rispetto alla media mondiale della letteratura scientifica: un’incidenza dello 0.29%, rispetto allo 0.11% della norma.

Nel corso dello stesso anno, il 2014, è stato pubblicato il rapporto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), che assegna a Brescia il record di incidenza tumorale in Italia. “In entrambi i generi – si legge nello studio – si osservano eccessi in tutti i tumori maligni (uomini +10%, donne + 14%)”. In particolare, si riscontra un aumento di incidenza per i tumori della mammella (+ 25%), epatici (+70% negli uomini e 41% nelle donne), tiroidei (+70% negli uomini e +56% nelle donne), laringei e renali.

Questi dati sono così allarmanti che dovrebbero richiamare l’attenzione e mobilitare le forze di tutte le autorità competenti della nostra città. Per affrontare la gravità della situazione è necessario che le istituzioni preposte intervengano urgentemente con azioni correttive, e, nello stesso tempo, si facciano promotrici di iniziative volte ad approfondire i dati dell’inquinamento, mettendoli a confronto con quelli riguardanti il quadro sanitario della nostra città.