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Vent'anni di termovalorizzatore

L’impianto è stato costruito nel 1998 con l’obiettivo di smaltire i rifiuti urbani non ulteriormente differenziabili prodotti localmente.

La tecnologia dell'impianto

Il termoutilizzatore di Brescia è del tipo “ad uno stadio a secco”. Rispetto all’epoca di costruzione dell’impianto la tecnologia del settore si è notevolmente evoluta, e oggi i termovalorizzatori più moderni adottano il sistema “tre stadi ad umido”.

Un business remunerativo

L’incenerimento dell’immondizia rappresenta un business remunerativo, pertanto A2A ha nel tempo ampliato l’impianto, che oggi accoglie rifiuti urbani e speciali provenienti da ogni parte d’Italia.

Più del 90% dei rifiuti bruciati NON proviene da Brescia

Meno del 10% dei rifiuti inceneriti nel termoutilizzatore è prodotto dagli abitanti di Brescia. Del restante 90%, il 30-40% arriva dalla provincia mentre oltre il 50% viene trasportato su camion da altre provincie anche molto distanti.

Rifiuti speciali

Il termoutilizzatore di Brescia accoglie il 20% dei rifiuti speciali destinati ad essere inceneriti a livello nazionale.

L'impianto accoglie i rifiuti in regime di autocertificazione

I rifiuti vengono accolti nell’impianto in regime di autocertificazione, il che significa che ci si fida di quanto comunicato da parte del produttore di rifiuti circa la loro composizione.

Si bruciano anche prodotti categoricamente vietati

Nell’immondizia sono compresi prodotti che sarebbe categoricamente vietato bruciare perché contenenti sostanze tossiche e pericolose, come pile e farmaci.

Scorie da smaltire in discarica

Il processo di incenerimento trasforma i rifiuti introdotti in fumi inquinanti e in scorie da smaltire in discarica.

Dell’inceneritore escono ogni anno circa cinque miliardi di metri cubi di aria inquinata

Dal camino dell’inceneritore escono ogni anno circa cinque miliardi di metri cubi di aria, ognuno dei quali contiene circa 100 mg di inquinanti: polveri fini e ultrafini, ossidi di azoto, di zolfo e di carbonio, composti organici volatili, metalli pesanti e diossine.

Polveri sottili

L’inceneritore emette circa 340 tonnellate di ossidi di azoto, di zolfo e ammoniaca, responsabili di circa il 15% dell’inquinamento totale da PM10 e PM2,5 dell’aria di Brescia.

Le particelle più piccole non possono essere filtrate

Anche i filtri tecnologicamente più avanzati abbattono solo gli scarti più grossolani: non esiste alcun metodo fisico o chimico per impedire la fuoruscita delle particelle più piccole e dannose.

Ossido di azoto

I filtri del termovalorizzatore bresciano lasciano passare 65 milligrammi per metro cubo di ossido di azoto, circa il 50% in più rispetto ai filtri dell’inceneritore Silla di Milano, nonostante entrambi gli impianti siano gestiti da A2A.

Gran parte delle sostanze presenti nei fumi ricade entro 7 km

La ricaduta delle sostanze presenti nei fumi avviene in gran parte entro una distanza di sei o sette chilometri dal camino; un raggio di tale lunghezza ricopre tutta l’area metropolitana di Brescia. A seconda delle condizioni climatiche e dei venti, i fumi dell’inceneritore possono raggiungere anche distanze molto maggiori.

Rischi sanitari

Sono sempre più numerosi gli studi che segnalano rischi sanitari associati agli inceneritori: nelle popolazioni che vivono in loro prossimità sono stati individuati aumenti significativi di patologie tumorali e cardiorespiratorie.

A Brescia uno dei più alti tassi di mortalità per inquinamento dell’aria

Un rapporto del 2015 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha rivelato che, fra i 28 Paesi dell’UE, l’Italia ha il più alto tasso di morti per inquinamento dell’aria, ben 84.400 su 491.000 a livello comunitario nel 2012.
Il primato dei decessi si registra a Brescia, Monza, Milano e Torino.